Living (2022): Recensione

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Living (2022): Recensione

Living, recensione del film diretto da Oliver Hermanus. Uscito nelle sale britanniche il 4 Novembre 2022.

VOTO MALATI DI CINEMA 7 out of 10 stars (7 / 10)

Prima di parlare di Living dobbiamo fare un passo indietro e tornare al 1952, quando Akira Kurosawa realizza Vivere, un film molto amato, che riflette in maniera delicata sul significato più profondo della nostra vita. Ben 70 anni dopo, il premio nobel Kazuo Ishiguro decide di riscrivere la storia di Kurosawa e ambientarla nella Gran Bretagna del 1953, dandola in mano al regista sudafricano Oliver Hermanus e pensando a Bill Nighy (conosciuto al grande pubblico per Love Actually) nel ruolo di protagonista.

Bill Nighy interpreta Mr. Williams, il responsabile di un ufficio municipale, conosciuto per essere serio e poco affabile. Ogni giorno va al lavoro e, passivamente, legge le proposte che gli vengono fatte sull’utilizzo di un luogo pubblico e lui sceglie se concederle o no. Quando scoprirà di essere un malato terminale la sua prospettiva cambia totalmente e decide di prendersi a carico la proposta di alcune madri di creare un parco giochi.

Living sostituisce i toni bianco-neri di Vivere, con i colori urbani londinesi e utilizza tinte tenui ed eleganti, tratte da filmati di repertorio, per raccontare la storia di questi uomini d’affari, mentre si dirigono nella City Hall per lavorare.

Di questo film ho apprezzato prima di tutto il rapporto tra Mr. Williams e Miss. Harris (Aimee Lou Wood), la quale in maniera spontanea, riesce a trasmettere a Mr. Williams una gioia di vivere che da anni non riusciva più a sentire e una positività che in qualche modo riesce a infiltrarsi tra i pensieri bui e tra i ricordi, dai quali fatica a liberarsi.
In secondo, la particolarità di questo film è che nonostante lo snodo centrale del film sia la presa di coscienza di un malato terminale, Living si pone come un anomalo feel good movie, permettendo allo spettatore di riflettere sulla morte, senza bruciare le tappe, accompagnandolo in un percorso di riflessione sulla propria vita. La passività della routine che portiamo avanti per inerzia, viene spazzata via da un pensiero ridondante: arriverà anche il mio momento e non mi basta sopravvivere se non posso vivere a pieno.