1917 (2019): Recensione

1917, recensione del film diretto da Sam Mendes con protagonisti George MacKay e Dean-Charles Chapman. Uscito nelle sale italiane il 23 gennaio 2020

VOTO MALATI DI CINEMA 10 out of 10 stars (10 / 10)

Il film dell’anno. Hands down.
Nel 2019 non c’è stato niente di paragonabile, e dubito che ci sarà nel 2020.
1917 è già una pietra miliare del Cinema.

6 Aprile 1917, due soldati Britannici, Tom Blake e William Schofield – interpretati da Dean-Charles Chapman (Il re, L’uomo sul treno, Il trono di spade) e George MacKay – devono consegnare un messaggio del generale Erinmore (interpretato da Colin Firth) al colonnello MacKenzie (interpretato da Benedict Cumberbatch) con l’ordine di fermare l’attacco per salvare un reggimento di 1600 uomini che, altrimenti, tra poche ore cadrà in una trappola dei tedeschi.

Sam Mendes ha messo insieme qualcosa di incredibile.
La cinematografia – curata dal leggendario Roger Deakins – sembra una mostra di quadri. I colori sono perfetti, le luci sono perfette, i giochi di luce sono perfetti; puro collirio per gli occhi.
Incredibili anche i set – curati da Dennis Gassner (Blade Runner 2049, Skyfall, Jarhead) – che vi faranno immergere negli orrori e nella paura della grande guerra.
Per quanto riguarda invece la colonna sonora di Thomas Newman (Skyfall, WALL E, American Beauty)… non vedo chi possa vincere l’Oscar se non lui.
Ha scritto una colonna sonora piena di sostanza, intensità e che trasuda grandiosità da ogni nota – lo capirete in una ben specifica sequenza della pellicola.

Ora veniamo al grande quesito… La scelta di girarlo tutto come un un unico piano sequenza ha ripagato?
Diamine, sì!
Le sensazioni che un modo di girare così può offrire allo spettatore sono impressionanti.
Non c’è la fretta dello stacco, quindi tutto può fluire nella direzione che vogliono i filmmaker, in modo tale da manipolare le emozioni ed amplificarle – anche questo lo capirete in una ben specifica sezione del film.
Meravigliosa la scelta di lasciare questo film in balia dei suoni della desolazione, della guerra e della paura; Mendes e Krysty Wilson-Cairns hanno scritto una sceneggiatura in cui i dialoghi non si intromettono mai in quello che sta avvenendo, anzi, restano in disparte in attesa della “chiamata” dei personaggi. Un gran lavoro.

C’era sicuramente modo di “stringerlo” un po’, ma non annoia nemmeno per un istante.
Vi avviso: se non andrete a vederlo ve ne pentirete.
Questa è una vera esperienza Cinematografica;
Maestosa, mondana e più grande della vita.

Attenti ai ratti.

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