Vai alla barra degli strumenti

Favolacce (2020): Recensione

Favolacce, recensione del film scritto e diretto da Fabio e Damiano D’Innocenzo. Disponibile on demand dall’11 maggio 2020

VOTO MALATI DI CINEMA 7 out of 10 stars (7 / 10)

Questa storia è tutto fuorché una favola…
È realtà, e la realtà ci viene spiaccicata in faccia dai fratelli D’Innocenzo, Fabio e Damiano (entrambi: La terra dell’abbastanza, sceneggiatura di Dogman), con il loro ultimo lavoro, Favolacce.

Ho un po’ di difficoltà a descrivervi la storia in modo sensato e senza spoiler, quindi vi riporto la log line da IMDb: “Un gruppo di famiglie vive nella periferia di Roma. La tensione può esplodere in qualsiasi istante; alla fine, saranno i bambini a portare il collasso”

In Italia, quando non facciamo i cinepanettoni, siamo così bravi da poter considerare questo uno dei nostri “soliti” capolavori. Mi spiego meglio: ovviamente l’interpretazione di questa pellicola, come quella di tutte, è soggettiva, ma ciò non toglie che tutti ci immedesimeremo in molte, o almeno alcune, delle situazioni mostrate in questo film. Quello che ho scritto può essere riassunto sotto una parola: Realtà.
La realtà è un’importante keyword nel Cinema Italiano – qualcuno dirà Capitan Ovvio – considerando quanto abbiamo contribuito al realismo, ma il problema non è la poca originalità della pellicola, bensì la sua libertà.
Favolacce, tecnicamente e artisticamente, è un grande film, il problema è che si rivela troppo “sciolto” rispetto all’attenzione dello spettatore, sia in termini di trama, sia in termini di montaggio, per via del fatto che mira a fare delle allegorie sociali basate su originali – e grandiose – idee cinematiche che però si dimenticano che dall’altro lato della cinepresa ci sono degli spettatori.

Ci viene tutto spiaccicato in faccia in modo fantastico… ma comunque ci viene spiaccicato in faccia.
Il fatto è che osservando per bene come è stata raccontata la storia, si nota chiaramente che anche se non sembra, c’è moltissima struttura sotto la sceneggiatura (scritta dagli stessi fratelli D’Innocenzo) del film, soprattutto in termini di personaggi – come ad esempio la presentazione del Professor Bernardini, interpretato da un Lino Musella (Gomorra: La Serie, Perez.) in splendida forma.
Nonostante ciò, il concept del film, una sorta di “favola tetra”, è brillante, perché permette di rappresentare in maniera “semplice” situazioni da incubo di matrice ordinaria.
Un altro dei pilastri di questo film è la recitazione. Tutti gli attori, compresi i bambini, hanno fatto un lavoro di realismo davvero magnifico, anche considerando che molte scene sono davvero complicate sotto il punto di vista della “gestione” della recitazione (un esempio su tutti è la cena di famiglia).
Sempre in tema di recitazione, è importante notare anche l’originalità della narrazione – con la voce di Max Tortora – che oltre ad essere qualcosa di totalmente (in termini di esecuzione) inedito, è anche di un livello qualitativo (in termini di scrittura) altissimo.

Guardando Favolacce non scoprirete, o imparerete, nulla di nuovo. Quello che riceverete è una grande e onesta esperienza cinematica cesellata nella storia della nostra società, e anche in ognuno di noi.
Attenti al malathione.