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Eternal Sunshine of the Spotless Mind (2004): Recensione

Eternal Sunshine of the Spotless Mind, recensione del film diretto da Michael Gondry con protagonisti Jim Carrey e Kate Winslet. Uscito nelle sale italiane il 22 ottobre 2004

VOTO MALATI DI CINEMA 9.5 out of 10 stars (9,5 / 10)

Uscito da poco su Netflix, Eternal Sunshine of the Spotless Mind si può ritenere uno dei film più belli usciti del nuovo millennio, davvero un capolavoro sotto più aspetti.
Tralascio le innumerevoli considerazioni che si possono fare sulla traduzione del titolo originale che sicuramente tolgono in senso e significato al valore del film e mi accingo, per prima cosa, a descrivere la trama.

Clementine (Kate Winslet), una ragazza disinibita, spontanea ed estroversa, dopo l’ennesima litigata con Joel (Jim Carrey), introverso e timido, scopre l’esistenza della clinica Lacuna Inc dove, attraverso una procedura avanzata è possibile eliminare i ricordi spiacevoli e dolorosi di una storia finita male. Così Clementine decide di sottoporsi a tale procedura.
Quando Joel scoprirà che Clementine lo avrà cancellato dalla memoria deciderà di far lo stesso con lei, ma durante la procedura di cancellazione dei ricordi Joel si rende conto di non voler più togliere Clementine dalla sua mente.
Che dire di questo film; per prima cosa le interpretazioni degli attori sono fenomenali. Credo che sia la migliore performance di Kate Winslet, davvero la donna di cui tutti potrebbero innamorarsi e che perdendola rischierebbero di cadere nel vuoto del dolore. Affascinante il modo sia con cui cambia il colore dei capelli che il modo con cui può passare da una storia ad un’altra. Si presenta a Joel come una ragazza incasinata che non vuole problemi e che cerca la sua tranquillità. Al contrario Joel è timido ed riservato ed in Clementine vede vita che vive. Esplicitamente Joel afferma che solo Clementine può salvarlo. Salvarlo da cosa? Da se stesso risponderebbe il protagonista.

Il film non descrive una relazione d’amore, ma parla di amore. A livello descrittivo viene raccontata la dinamica di coppia con le sue fasi: l’innamoramento iniziale, la fase centrale di stabilizzazione del rapporto, e per concludere la delusione e la rottura, se non si riesce a sostenere la delusione della fine dell’illusione iniziale.
Dal punto di vista più prettamente psicologico è davvero interessante come il regista descriva la dinamica amorosa. Un noto psicoanalista di nome Lacan affermava che l’unico modo di far l’amore è attraverso le parole. Durante la storia tra i due Clementine rimproverava a Joel di non parlare, di non esprimere le proprie emozioni, di non capire cosa pensasse. Tutto il film simbolicamente potrebbe essere letto come una vera e propria terapia di coppia, in cui Joel va a ritroso nei ricordi (alcuni dolorosi ed altri al contrario felici) e impara dapprima a parlare con se stesso e poi con la Clementine dentro di sé.

Joel nel dialogo interno, sia con se stesso che con Clementine, impara a parlare a sé e quindi impara ad amare. L’amore è nella parola e nel ricordo. L’idea di rimuovere e cancellare una persona potrebbe sembrare la soluzione per non soffrire, ma ovviamente se si cancella il dolore si cancellano anche i ricordi belli e soprattutto è soltanto attraverso il ricordo e la parola che si impara ad amare.
Il finale in cui i due si rincontreranno dopo la cancellazione simboleggia proprio ciò che avviene all’interno di una terapia di coppia in cui due persone imparano a parlarsi, imparano a ricordare cosa fa loro soffrire e cosa invece li tiene in vita. Joel per vivere ha bisogno della vitalità di Clementine, e lei per vivere ha bisogno della stabilità di Joel.
L’amore si fa con le parole, credo che questa sia la frase che meglio può racchiudere il significato di Eternal Sunshine of the Spotless Mind. Un capolavoro da vedere!