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Judy (2019): Recensione

Judy, recensione del film diretto da Rupert Goold con protagonista Renée Zellweger nel ruolo di Judy Garland. In uscita nelle sale italiane il 6 febbraio 2020

VOTO MALATI DI CINEMA 8 out of 10 stars (8 / 10)

Se non conoscete Judy Garland, la scoprirete guardando questa pellicola.
E capirete che questa storia doveva essere raccontata;
Fortunatamente Rupert Goold l’ha fatto e ci ha portato Judy, l’ultima sua fatica e adattamento  di “End of the Rainbow”, opera teatrale di Peter Quilter.

Il film copre principalmente la parentesi Londinese della carriera di Judy Garland, qualche mese prima della sua tragica morte.
In questo momento storico, Judy, è una donna di mezza età con 3 figli, 4 ex mariti e una carriera… ormai alle spalle.
Strutturalmente il film spiega ciò che sta avvenendo attraverso dei flashback che rimandano alla sua giovinezza, quando era un’attrice bambina.
La pellicola ci mostrerà tutte le sevizie che ha subito da parte della MGM, la sua ansia da palcoscenico (di cui, ricordiamo, anche Marilyn Monroe ne era vittima), ma soprattutto vedremo il prezzo da pagare per essere un’attrice, a Hollywood, a ridosso della seconda guerra mondiale.
Tutto questo ci farà comprendere cosa ha definito – o meglio, deformato – la personalità di una delle stelle più grandi, e talentuose, che il mondo abbia mai visto.

Renée Zellweger è una delle contendenti più toste agli Oscar di quest’anno.
Una performance magnifica, anche per quanto riguarda le parti cantate;
Piena di di dettagli, ricca di introspezione e pregna di realismo – quest’ultima qualità mi ha sorpreso.
Stesso discorso per Richard Cordery, che interpreta Louis B. Mayer in una performance tanto metaforica (e rappresentativa di un’epoca) da diventare extra corporea, e Andy Nyman (L’uomo sul treno, Star Wars – Gli ultimi Jedi, Automata), che ha rappresentato la sofferenza dell’essere omosessuali nella nostra era – a mio parere – meglio di chiunque altro prima di lui.
Ottimo line reading e buone performance anche per Jessie Buckley (Dolittle, Chernobyl, Beast), Finn Wittrock (Unbroken, La grande scommessa, Se la strada potesse parlare), Rufus Sewell (Gods of Egypt, Hercules: Il guerriero, La leggenda del cacciatore di vampiri) e Darci Shaw (che interpreta Judy da piccola in modo strepitoso).

Vorrei soffermarmi qualche rigo sulle inquadrature: l’unica nota negativa della pellicola.
Si alternano tra “incredibili” e “incredibilmente orribili”.
Molte volte i personaggi erano posizionati in punti del fotogramma dove semplicemente non dovevano starci.
Inoltre, anche se è uno studio del personaggio sotto certi punti di vista – in verità è molto di più – mi sento di criticare la ripetitività nell’utilizzo del primo piano.
Per quanto riguarda la sceneggiatura – scritta da Tom Edge – seppur costruita su una struttura molto classica, ha un ritmo incalzante e dialoghi di qualità. Un gran lavoro.
Ma Tom non è l’unico, anche Ole Bratt Brikeland (l’Autore Della Fotografia) ha fatto un’ottimo lavoro;
Sembra che le luci non si spengano mai intorno a Judy.
Meravigliosi i colori saturi (forse Brikeland rimandava al Technicolor II?) e sgargianti gli abiti di scena, curati da Jany Temime (Skyfall, Gravity, 6 Underground).

Andate a vederlo, perché questo fa parte di quella categoria di film che, molto maccheronicamente, “insegna a campare”. Soprattutto a noi uomini.

Nonostante la tragica fine della vita di Judy Garland, avrei preferito un inizio diverso.
Lei, come tutte le altre donne, meritavano un trattamento diverso.

“Everybody has their trouble, and I’ve had mine. I just want what everybody wants. I just seem to have a harder time getting it.”